Insetti: cibo del futuro o moda passeggera? Ecco tutto quello che c’è da sapere

Insetti nel piatto. Sono ormai parecchi mesi che si parla di insetti come cibo del futuro. Ma sono davvero buonigli insetti? Saranno veramente il cibo del futuro? A questa e ad altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo che ha come obiettivo quello di spiegare le virtù ed i vizi di questa nuova frontiera alimentare.

La nostra storia inizia prima di Natale quando un’agenzia di comunicazione di Milano organizza un aperitivo a base d’insetti creando un evento su Facebook. L’occasione è l’entrata in vigore della nuova normativa, il Regolamento UE 2015/2283, divenuto operativo con l’inizio del 2018, che di fatto fissa delle regole a cui dovranno ottemperare i nuovi alimenti“novel food”, tra i quali rientrano anche gli insetti. Il regolamento in questione va quindi a colmare un buco normativo in merito a questi nuovi cibi.

L’aperitivo a base d’insetti è stato organizzato con la collaborazione di Entonote, associazione di Giulia Maffei, biologa e comunicatrice scientifica, e Giulia Tacchini,  food designer, le quali si appassionano al temadell’entomofagia durante il loro percorso accademico e decidono così di divulgare il tema dell’insetto nel piatto da diversi punti di vista.

In Italia il tema degli insetti (una classe di animali appartenente al phylum degli Artropodi, così come i Crostacei), è venuto a galla in occasione di Expo 2015quando arrivarono nel capoluogo milanese i primi insetti conservati in scatole simili a quelle del tonno. In seguito a scrupolose analisi da parte della Asl e dopo sei mesi era arrivato l’ok per una, blindatissima, degustazione.

Di fatto a Expo 2015 era stato scardinato un tabù. Ma oggi con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento sul “novel food” il discorso cambia totalmente: il Regolamento semplifica l’iter normativo che non sarà più delegato all’autorità competente del singolo Stato comunitario, quindi, se l’EFSA non esprime dubbi sulla sicurezza, il novel food potrà essere immesso in commercio. La Svizzera, pur non facente parte della Comunità Europea, è un esempio virtuoso in tal senso: a partire dallo scorso agosto, è stato il primo paese europeo ad avere sugli scaffali del supermercato gli insetti.

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Nonostante un apparato normativo concreto e l’approvazione unanime della comunità scientifica sui benefici degli insetti sia sulla salute sia sull’ambiente, l’Italia, e in generale i popoli occidentali, non sembrano poi così pronti a mangiare gli insetti.

Così come spiegato nell’articolo pubblicato all’interno di Food Quality and Preference disgusto e avversione nei confronti degli insetti si basano su preconcetti stratificati culturalmente che sono difficili da scardinare.

Semplificando al massimo la questione si potrebbe dire che nell’immaginario collettivo l’insetto è legato a qualcosa di brutto, sporco e cattivo.

Se ora gli insetti possono essere considerati come un vezzo di sedicenti neo-dandy e hipster, tra qualche anno potrebbero diventare una necessità e un obbligo per le future generazioni. A dirlo è la Fao all’interno di un articolo molto esaustivo nel quale afferma che l’entomofagia è praticata da moltissimi anni in diversi Paesi del mondo, soprattutto in alcune parti dell’Asia, Africa ed America Latina.

Secondo la Fao gli insetti integrano la dieta di circa 2 miliardi di persone e hanno sempre fatto parte dell’alimentazione umana.

Attualmente le specie commestibili in commercio sono oltre 1.900, in gran parte Coleotteri (31%), seguiti da Lepidotteri (bruchi, 18%), api, vespe e formiche(Imenotteri, 14%), cavallette, locuste e grilli (Ortotteri, 13%), da cicale, cicaline, cocciniglie e cimici (Emitteri, 10%), termiti (Isotteri, 3%), libellule (Odonati, 3%), mosche (Ditteri 2%) e altri ordini (5%).

I bruchi mopane in Sudafrica e le uova delle formiche tessitrici nel Sud Est Asiatico sono considerati prelibatezze e vengono venduti a prezzi molto elevati.

Le prospettive dell’introduzione degli insetti nella dieta sono più reali di quanto si pensi; nel 2030 dovranno essere nutrite più di 9 miliardi di persone, assieme ai miliardi di animali allevati annualmente per l’alimentazione o per fini ricreativi come gli animali da compagnia. Dando per appurato che la carne non è la soluzione migliore in termini costi/benefici, gli insetti rappresentano più di un’opzione in termini di sostenibilitàsono ricchi di macronutrienti – le proteine che contengono sono di alta qualità – ma anche di micronutrienti fondamentali come rame, ferro, magnesio, manganese, fosforo, selenio e zinco. Inoltre sono facili da allevare – possono essere infatti allevati anche su scarti alimentari – e presentano un’alta efficienza di conversione nutrizionale: se gli insetti possono convertire 2 kg di cibo in 1 kg di massa, un bovino necessita 8 kg di cibo per produrre l’aumento di 1 kg di peso corporeo.

Gli insetti sono potenzialmente di grande aiuto anche per il sostentamento dei Paesi più poveri che possono raccoglierli in natura, allevarli, prepararli e venderli.

Secondo Ousseynou Ndoye, della Fao, “La domesticazione degli insetti è veramente una buona idea. La ritengo cruciale perché permetterà alle comunità locali di produrre insetti così da aumentarne la disponibilità e, allo stesso tempo, l’incremento della produzione porterà ad un aumento dei loro introiti. La domesticazione degli insetti rappresenta quindi un doppio vantaggio. Gli insetti verranno prodotti in modo sostenibile e allo stesso tempo le fonti di sostentamento delle comunità rurali continueranno a migliorare”.

Insetti nella mangiatoia

Gli insetti però non presentano solo vantaggi per l’uso alimentare ‘diretto’. Grazie alla loro facilità di allevamento e alla sostenibilità possono essere impiegati anche per la produzione di mangime per l’acquacoltura e l’alimentazione di pollame. Il Regolamento Ue 893/2017ammette l’uso di alcuni insetti – ad esempio la “mosca soldato nera” Hermetia illucens, la tarma della farina, Tenebrio mollitor, l’alfitobio, Alphitobius diaperinus, o il grillo domestico, Acheta domestica – per la produzione di farine destinate all’alimentazione animale. Diversi studi hanno stabilito che il livello proteico di questo tipo di farine è, in determinati casi, superiore al 50% rispetto alle materie che solitamente vengono utilizzate nell’alimentazione degli animali. Fatte queste considerazioni possiamo affermare che le farine di insetti hanno caratteristiche tali che ne fanno i sostituti ideali di soia e mais nell’alimentazione di polli e suini.

Una prospettiva, quella dell’utilizzo degli insetti nella zootecnia, che al momento appare decisamente più concreta e diretta rispetto all’uso degli insetti nell’alimentazione umana.

Mangiare gli insetti fa male?

L’entomofagia è una pratica già consolidata nel mondo, tuttavia gli insetti, anche grazie all’attenzione da parte della stampa, sono tornati nuovamente al centro del dibattito mainstream anche nel vecchio continente. Gli studi scientifici pubblicati, atti a definire la composizione nutrizionale di specie commestibili, sono molti e nella quasi totalità di essi emergono dati interessanti per quanto concerne il contenuto di proteine, grassi insaturi e micronutrienti, così come sono molti gli studi che ne esaltano la sostenibilità ambientale. La bibliografia scientifica non manca quindi, tuttavia a fare da contraltare a questa abbondanza troviamo una certa carenza di studi atti ad individuare l’effettiva pericolosità dell’utilizzo degli insetti come fonte alimentare.

La ragione di questa carenza rientra, almeno in parte, in ambito sociologico; la comunità scientifica occidentale è poco motivata a studiare gli insetti perché c’è scarso interesse verso di essi. E sicuramente l’ampio consumo di insetti in Asia, Africa e Australia non può garantire in modo sistemico la salubrità di tale pratica alimentare anche perché gli studi scientifici presenti non sono specifici: molti di essi infatti si soffermano più sulle conseguenze degli insetti come organismi vettori. La comunità scientifica, ad esempio, ha ampiamente dimostrato il ruolo degli artropodi (Musca domestica eAlphitobius diaperinus) come vettori di Salmonella e Campylobacter.

Semplificando la questione relativa alla pericolosità degli insetti possiamo dire che i rischi associati al loro consumo possono in parte derivare dalla composizione della loro flora batterica – che può essere composta da batteri nocivi per l’uomo –  e in parte dalla loro natura di vettori, come ad esempio nel caso di alcune infezioni protozoarie.

Tuttavia, attraverso un’appropriata preparazione, manipolazione, essiccazione e conservazione è possibile abbattere una parte di questi rischi. Ad esempio una bollitura per 5 minuti si è confermata un trattamento efficiente per eliminare le Enterobacteriaceae ma non i batteri sporigeni.

L’allevamento

La tipologia e le condizioni di allevamento devono essere presi in considerazioni molto attentamente. Molti dei rischi biologici possono infatti essere mitigati con particolari pratiche di allevamento poiché da esso dipende la rilevanza di sostanze come pesticidi, inquinanti lipofili, residui di farmaci.

Come dice un articolo realizzato dall’Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, parlando di rischi associati all’allevamento, la concentrazione di elementi tossici, come il piombo ed il cadmio sembra essere il rischio tossicologico più evidente per la sicurezza degli insetti come alimenti o mangimi. Uno studio del 2014 ha ad esempio dimostrato il possibile accumulo di metil-mercurio nelle libellule.

Così come accade per gli altri animali allevati, anche gli insetti possono richiedere trattamenti farmacologi per contrastare le possibili infezioni. Mancano però dei dati atti ad indicare i livelli massimi di residui ed i tempi di sospensione.

Inoltre le strutture all’interno delle quali si andrà ad operare dovranno essere dotate di tutte le misure necessarie ad evitare possibili fughe di individui.

Stando così le cose, a oggi gli insetti, soprattutto per l’uomo occidentale, rappresentano più una forma di curiosità che una possibile fonte integrativa di cibo.

Le potenzialità degli insetti sono però indubbie, specie se consideriamo la loro capacità di sintetizzare proteine con un basso impatto ambientale e con un costo decisamente sostenibile. Questi aspetti, se abbinati ad alcune esigenze di smaltimento e valorizzazione della frazione umida dei rifiuti – gli insetti possono trasformarli in proteine -, rendono l’utilizzo degli insetti nella mangimistica molto più di un’ipotesi.

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’impiego degli insetti in questo settore garantisce una notevole riduzione delle superfici destinate all’agricoltura intensiva. L’impiego degli insetti in ambito agricolo non è comunque una novità; un sempre maggior numero di specie viene destinato alla lotta biologica, ossia nell’utilizzo come antagonisti naturali per il controllo di parassiti.

Dire che tra qualche mese sugli scaffali dell’Esselunga troveremo gli insetti equivale a dire una mezza verità. L’entrata in vigore del Regolamento del 2015 ha reso più snello ottenere l’autorizzazione ma l’apparato normativo risulta ancora decisamente incompleto: l’allevamento intensivo di insetti per uso alimentare può essere fatto ma mancano ancora degli studi atti a stabilire idonei limiti di sicurezza.

Nonostante queste difficoltà in Italia si è creato un movimento che promuove azioni di formazione e informazione sull’entomofagia: l’associazione Entonote e l’Università della Tuscia di Viterbo sono solo due realtà che si stanno spendendo molto sotto questo punto di vista.

Quello del food blogger MasterBug, il quale propone il pandoro fatto con farina di bachi da seta, è un chiaro esempio di novel food spinto che in molti potrebbero giudicare come una provocazione. Ma in realtà, oggi, c’è anche bisogno di questi esempi coraggiosi perché possano aiutare le persone a capire che gli insetti utilizzati in ambito alimentare sono specie allevate, controllate, certificate e che, prima di essere vendute, vengono sottoposte a trattamenti come la essiccatura. Insomma in questo specifico settore non vengono di certo utilizzati gli insetti che troviamo sotto il giardino di casa.

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